La vostra tristezza si cambierà in gioia. Commento al Vangelo di Giovanni 16,16-20

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,16-20

«In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia»

Commento

Quando viene a mancare un amore, ci sentiamo sprofondare nella tristezza.

La separazione dall'uomo o dalla donna amata, la scomparsa di un figlio, un genitore, un amico.

Ci sentiamo avvolgere dalle tenebre. Percepiamo nel profondo dell'anima un dolore straziante, di cui crediamo di non poterne sopportare il peso. La nostra vita sembra fermarsi: perdiamo il senso delle cose.
Forte come la morte è l'amore, recita il Cantico dei Cantici. Sì, quando perdiamo un amore sentiamo la morte pervaderci dentro - e un po' anche fuori -. Non esiste dolore più forte e violento di quello che si prova per l'assenza di un amore.

E Tu, Signore, ci dici che per un poco te ne andrai da noi?

No, Maestro! Non abbandonarci!
Ci dici anche che tornerai presto, e che la nostra tristezza si cambiera in gioia, ma il nostro cuore non riesce a tranquillizzarsi!

Il pensiero di dover vivere anche solo un istante senza di te ci strappa l'anima!
Sei il nostro Signore, dove andremo senza di te?

Se la lontananza da un amore umano lascia nel cuore un vuoto profondo, la lontananza da te, mio Signore, che sei l'Amore, ci appare come un abisso incolmabile, al quale non si può sopravvivere!

Non abbandonarci , Signore!

...

Signore, perdonaci per queste parole.

E ascolta la nostra preghiera...

Tu conosci a fondo il cuore dell'uomo, il nostro cuore!
Conosci la nostra debolezza, la nostra miseria.
Sai quanto debole è la nostra fede, quanto imperfetto il nostro amore, quando incerta la nostra speranza.
Sai anche quanto spesso lasciamo prevalere le tenebre sulla tua luce, la paura sulla fiducia, l'egoismo sul tuo dono d'amore.

Ma di una cosa sola abbiamo la certezza: il male non dura più di tre giorni. Tu l'hai vinto per sempre! L'hai vinto per noi!

In questo esilio che siamo costretti a vivere, in questo Sabato Santo perenne che è il tempo storico -  lontani da te, dal tuo amore che dà vita -, abbiamo solo un modo per sopportare il dolore della Tua assenza, senza soccombere: rivivere l'Amore. Sì, Signore, abbracciare questa croce e donare la vita, come hai fatto tu.
In ogni atto di sincero amore, in ogni gesto di compassione per chi soffre rapirai la nostra anima per farle gustare un attimo di eternità, per farle sentire tutta la pienezza della gioia che è la vita insieme a te, Amore nostro Infinito!
Solo così giungeremo vivi all'alba di Domenica.

Amen.

Prima Lettura

Dagli Atti degli Apostoli 18,1-8

«In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare»

Salmo responsoriale

Dal Salmo 98(97)

Il Signore ha rivelato la sua giustizia

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

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