La tomba vuota. Commento al Vangelo di Giovanni 20,2-8

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,2-8

«Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.»

Commento

«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!»

«Siamo nel tempo dell'esilio, nel tempo della lontananza.
Cerchiamo Gesù, ma non lo troviamo.
Lo riconosciamo come Signore, ma la sua presenza ci sfugge.


«Tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua»
(Salmo 62)


«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore».
L'ho cercato, ma non l'ho trovato»
(Cantico dei Cantici 3,1-2)

Come Maria di Magdala, anche noi spesso non riusciamo a scorgere la presenza consolante di Dio e la nostra anima grida: «non sappiamo dove l'hanno posto».

«Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette»

La disarmante fede di Giovanni, che 'vide e credette', si nutre della certezza dell'amore. Era il discepolo che Gesù amava, era il discepolo innamorato di Gesù. 
Solo pochi giorni prima aveva poggiato la testa sul Suo petto (Gv 13,25), conosceva profondamente il cuore del Maestro, sapeva che non lo avrebbe abbandonato: era l'Amore che provavano reciprocamente a confermarglielo.

La vita dell'anima è una continua oscillazione tra la nostalgia del 'troppo grande amore' (Cfr. Ef 2,4; Santa Elisabetta della Trinità), che lo Sposo ci ha manifestato, anche se spesso ne perdiamo la percezione, e la certezza della Sua presenza per il 'troppo grande amore' che proviamo per lui, che ci rende saldi nella fede e nella speranza.

Prima lettura

Dalla prima lettera di San Giovanni apostolo 1,1-4

«Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.»

Salmo responsoriale

Dal Salmo 96(97)

Gioite, giusti, nel Signore.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.

Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.

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