Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Commento al Vangelo di Matteo 15,29-37

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 15,29-37

«In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.»

Commento

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5)

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù», dice l'apostolo Paolo quando scrive alla comunità di Filippi. Sì! Proprio questo è il cardine del cristianesimo: entrare in comunione con Dio con tutta la nostra persona, imitarlo non solo nei gesti esteriori, ma anche nei desideri nascosti del cuore e conoscere Gesù, in modo profondo, facendo crescere dentro di noi i suoi sentimenti.
Ecco, in questa Parola, che oggi la Chiesa ci propone, troviamo molti indizi riguardo ai sentimenti del Signore. Anzi, potremmo addirittura dire che ci viene svelato - come dolce anticipazione della definitiva rivelazione pasquale, nel dono di sé sulla croce - quale sia stato l'unico grande sentimento a muovere le parole e i gesti di Gesù durante la sua attività missionaria: la compassione.

«Sento compassione per la folla» 

Compassione è una parola carica di sentimento-azione bellissima!
Dal latino cum (insieme) - patior (soffrire): soffrire insieme, partecipare alla sofferenza dell'altro. La compassione sembra essere la migliore espressione possibile -  che le parole umane consentono - dell'amore misericordioso di Dio per l'uomo! Rappresenta un'impareggiabile sintesi evangelica. Gesù, durante la sua vita terrena ha liberamente preso parte alle nostre sofferenze amandole profondamente, specialmente quelle di coloro che sono disprezzati dal mondo - i poveri, gli ultimi, gli esclusi -.
Sin dal battesimo si è immerso nella miseria dell'uomo, accogliendola e scegliendo la via messianica della condivisione. È rimasto fedele fino alla croce, offrendo la propria vita nella suprema testimonianza di partecipazione alla sorte dei reietti.    

«Dove dimora Dio, se non nel dolore?»

Santa Elisabetta della Trinità, quasi al termine della sua breve vita, in uno dei momenti più drammatici della sua malattia, rimase profondamente colpita - e consolata - da queste parole di Angela da Foligno che incontrò leggendo un libro: «Dove abitava dunque Gesù se non nel dolore?» (Lettera alla mamma, n° 263, settembre 1906).
Sì, la dimora di Dio è nel dolore dell'uomo e la profonda compassione che Gesù ha manifestato durante la sua vita terrena - e che continua a manifestare in ogni tempo - ne dà testimonianza.
Ecco la Buona Notizia: se vogliamo conoscere Dio, se desideriamo far crescere dentro di noi i suoi sentimenti per unirci sempre più intimamente a lui, abbiamo una via sicura: la compassione. Immergiamoci nelle sofferenze degli altri ed amiamole col Suo amore! Lasciamo che Dio continui ad amare tutti gli uomini che soffrono attraverso di noi: solo così la nostra vita sarà una vita spezzata li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla») e chiunque ci incontrerà sentirà che Dio lo sta saziando, rispondendo così alla sua fame d'amore («Tutti mangiarono a sazietà»).

Prima lettura

Dal libro del profeta Isaìa 25,6-10a

«In quel giorno,
preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l'ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte»

Salmo responsoriale

Dal Salmo 22 (23)

Abiterò nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

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