Gesù caccia i venditori dal tempio. Commento al Vangelo di Luca 19,45-48.

gesù scaccia i mercanti del mercato al tempio di gerusalemme

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 19,45-48

«In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo»

Commento

Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio
perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.
(Deuteronomio 5,11)

Il nome di Dio possiamo profanarlo in tanti modi.
Insegniamo ai bambini a non bestemmiare, nel senso di porre degli appellativi offensivi e volgari accanto al nome di Dio, di Maria o dei santi.
Questo è sicuramente giusto, ma non è certo l'unico modo di imprecare: i bambini probabilmente ci vedono 'bestemmiare' quotidianamente nei fatti e, senza che noi ce ne rendiamo conto, li induciamo a fare altrettanto.
Spesso chi bestemmia (verbo qui inteso secondo l'uso comune) lo fa per maleducazione e ignoranza, non sospinto da una volontà esplicita di offesa nei confronti di Dio.
Ingiuriare a parole il nome di Dio è molto grave, ma offenderlo nelle azioni lo è, forse, ancora di più: oltraggiamo il Suo nome, ogni qual volta disprezziamo coloro nei quali ha scelto di identificarsi, i poveri e i piccoli.
Bestemmiamo il nome del Dio dell'orfano, della vedova, dello straniero quando rifiutiamo l'orfano, la vedova e lo straniero di oggi (poveri, senzatetto, migranti, ex-detenuti etc.).
Ecco cosa provoca il profondo sdegno di Gesù, nell'episodio dei venditori cacciati dal tempio: l'ipocrisia di coloro che si riempivano la bocca del nome di YHWH ed invece agivano per conto del dio denaro, opprimendo i poveri e rifiutando la verità annunciata dalla Legge e dai profeti.
Dovremmo, dunque, insegnare ai nostri bambini a non bestemmiare con le parole, ma soprattutto con la vita: condividere i beni con chi ha bisogno, porre attenzione alle sofferenze degli altri, fare scelte di giustizia per il bene comune. Rendere, cioè, le nostre famiglie delle 'case di preghiera' e non 'covi di ladri' che pronunciano il nome di Dio invano.

Prima Lettura

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 10,8-11

«Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra».
Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 118 (119)

Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse!

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri.

Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse,
più del miele per la mia bocca.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
perché sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.

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